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news del 17 Dicembre 2007

 

MILANO 16 DICEMBRE 2006

BOSSI: I PREFETTI DI PRODI NON CI PIEGHERANNO MAI
 

 
UMBERTO BOSSI : 26 Immagini dell'evento

Una cosa devo dirla ai nostri sindaci: questa stessa piazza di Milano ha già visto le stesse cose che stanno capitando adesso. C’erano altri prefetti, i prefetti del potere imperiale, che imponevano ai comuni della Padania di ubbidire, di pagare, di tacere. Ebbene, tutto finì a Legnano, con il Carroccio di Milano. I comuni della Padania fecero leva sul grande comune di Milano e l’intero esercito dell’imperatore venne cancellato dall’esercito popolare dei comuni padani.
Allora successe quello che sta accadendo adesso: allora c’erano i prefetti dell’imperatore che imponevano dall’esterno la loro volontà antidemocratica sui comuni. E oggi la stessa cosa sta accadendo a voi: i prefetti vi vogliono far decadere se non ubbidite immediatamente alla loro volontà. Ebbene, è un déja vu: le abbiamo già viste queste cose e abbiamo già vinto. Ognuno sappia che se anche cadranno i nostri sindaci non importa, tanto vinceremo di nuovo le elezioni.
E comunque noi reagiremo. Sappia Prodi - stiamo parlando dei prefetti di Prodi - che il Nord reagirebbe: lo dico io da questa piazza e sarò io, in prima fila, a lanciare l’attacco contro la canaglia romana, contro il centralismo.
Perché noi non accettiamo più di vivere sotto il tallone del centralismo. Amici sì, ma liberi: ognuno con la sua piccola libertà, ognuno con i suoi diritti. Non riuscirete a far cadere i nostri sindaci, o peggio ancora a processarli e incarcerarli. Dovrete processare l’intero popolo padano, e allora sarà dura per voi, sarà dura caro Prodi.
Ma sono cose già avvenute nel passato, fratelli sindaci: non dovete temere nulla da parte vostra. Io non ho il minimo dubbio che vinceranno il popolo e i sindaci, gli altri verranno sconfitti. Avranno paura: già ce l’hanno adesso. Avete visto che a Bergamo hanno fatto subito retromarcia? Hanno paura quando vedono il popolo, quando sentono che il popolo è dietro ai sindaci: fanno immediatamente dietromarcia. Non dovete temere, cari sindaci: noi staremo con voi, il popolo è con voi, vi segue e vi sostiene.
Padania libera! È lì che dobbiamo arrivare, altrimenti non ci mollano, non ci danno un briciolo. Macché federalismo: non vogliono darci niente, vogliono tenerci schiavi come sempre. Ma si avvicina il tempo in cui noi saremo chiamati ad agire per la nostra libertà. Ognuno di noi sarà chiamato a dare battaglia, a partecipare alla lotta di liberazione che si rende necessaria davanti alla follia di un governo che vuole, dal di fuori, abbattere i sindaci e imporre la sua volontà, dimenticando che i sindaci sono l’anello della democrazia più vicino ai cittadini.
Altro che storie, caro Prodi: devi smetterla con questo governo, che ne ha combinate e continua a combinarle di tutti i colori. Una vergogna per un Paese democratico: chi non è d’accordo con il governo Prodi viene defenestrato. Poco tempo fa il generale della Guardia di Finanza è stato cacciato, adesso anche la magistratura - e non sono certo io a voler esaltare la magistratura - ha dovuto dire: questo è stato messo fuori ma avrebbe avuto il diritto di restare. Quindi un governo illegittimo che commette ogni giorno illegittimità.
Questo non va bene, caro Prodi. E sta’ tranquillo, noi non abbiamo paura, il Paese non ha paura di te e del tuo governo. Il Paese è pronto a intervenire se le cose dovessero andare avanti in questo modo. Se poi ti metti in testa di cancellare i sindaci eletti democraticamente dal popolo, imbocchi una strada sbagliata, perché vinceranno il popolo e i sindaci, non vinceranno i tuoi prefetti.
Milano è una delle grandi capitali padane, con Torino e con Venezia. Se le grandi capitali padane si uniscono ottengono quello che vogliono. Fanno tremare tutti quelli che si credono padroni del mondo perché stanno nei palazzi di Roma. Non ce la farai, Prodi: lascia stare i sindaci. Meglio per te lasciar perdere la scelta sbagliata di far decadere i sindaci eletti regolarmente e democraticamente.
Anche allora era l’antica Lega dei comuni, così come adesso lungo le strade che abbiamo percorso con i cortei camminava con noi Carlo Cattaneo, l’uomo che sostenne per tutti il federalismo, che ricordò l’antica Lega dei Cantoni svizzeri: un popolo che è stato sempre nostro amico, che parla la nostra lingua, parla i nostri dialetti. Un popolo che vide sempre in Milano la sua capitale storica. Sto vedendo un cartello: “Milano capitale, Roma succursale”. Simpatico, oltre che stimolante.
Però l’errore fu quello di cominciare a pensare che chi lavora deve produrre e pagare ma non deve contare niente, come è capitato a noi, come è capitato a Milano. Milano lavora, paga, mantiene, ma non conta niente ed è sotto il tallone del centralismo. A questo, caro Prodi, diciamo no. E ricordati che il Consiglio regionale della Lombardia ti ha inviato una legge per il federalismo, e noi, la Lombardia, la Padania, aspettiamo una risposta. Inutile che tu faccia finta di niente, hai il dovere di rispondere. Oppure da noi vuoi solo i soldi e tutto il resto non esiste? Per te, noi non abbiamo alcun diritto, siamo costretti a stare sotto il tallone del centralismo. Prodi, cambia il “cò”... A Milano dicono il “coo”, ma io dico “cò” per paura che tu ti sbagli...
Grazie fratelli, che siete venuti qui al freddo: io ho perso addirittura la voce. Grazie a voi sindaci per essere venuti qui a Milano, la città di Carlo Cattaneo, dove si cominciò a parlare di federalismo, di libertà dei popoli. Ricordate che non siete soli, guardate quanta gente è venuta. Molti milanesi hanno capito e sono con voi, anche se ho visto in giro degli alpini col tricolore: giusto per confondere le idee e far dire che non tutto il Nord è con voi. D’altra parte è difficile riconquistare la libertà perduta: occorre avere pazienza e determinazione. Noi, amici e fratelli, abbiamo sia la pazienza sia la forza, la determinazione. Sappiamo che in questa piazza torneremo quando la Padania sarà fatta, libera. I popoli lombardo, veneto, piemontese saranno liberi a casa loro.
Buone feste e buon Natale: ho mandato a tutti una cartolina con il presepe in una capanna del lago di Varese, che una volta era un insediamento celtico. L’ho fatta fare da un artista e l’ho fatta distribuire in decine di migliaia di copie, visto che c’è anche chi le colleziona. Un abbraccio a voi, ai vostri figli, alle vostre famiglie: quando andate a casa ricordatevi che Bossi ha più o meno i vostri stessi problemi. I figli, la famiglia... che peraltro sono lì davanti: qualche figlio, mia moglie, povera Manuela...
Buon Natale, fratelli!
 

[Data pubblicazione: 17/12/2007]

 

   

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