|
UMBERTO
BOSSI
:
26 Immagini
dell'evento
Una cosa
devo dirla
ai nostri
sindaci:
questa
stessa
piazza di
Milano ha
già visto le
stesse cose
che stanno
capitando
adesso.
C’erano
altri
prefetti, i
prefetti del
potere
imperiale,
che
imponevano
ai comuni
della
Padania di
ubbidire, di
pagare, di
tacere.
Ebbene,
tutto finì a
Legnano, con
il Carroccio
di Milano. I
comuni della
Padania
fecero leva
sul grande
comune di
Milano e
l’intero
esercito
dell’imperatore
venne
cancellato
dall’esercito
popolare dei
comuni
padani.
Allora
successe
quello che
sta
accadendo
adesso:
allora
c’erano i
prefetti
dell’imperatore
che
imponevano
dall’esterno
la loro
volontà
antidemocratica
sui comuni.
E oggi la
stessa cosa
sta
accadendo a
voi: i
prefetti vi
vogliono far
decadere se
non ubbidite
immediatamente
alla loro
volontà.
Ebbene, è un
déja vu: le
abbiamo già
viste queste
cose e
abbiamo già
vinto.
Ognuno
sappia che
se anche
cadranno i
nostri
sindaci non
importa,
tanto
vinceremo di
nuovo le
elezioni.
E comunque
noi
reagiremo.
Sappia Prodi
- stiamo
parlando dei
prefetti di
Prodi - che
il Nord
reagirebbe:
lo dico io
da questa
piazza e
sarò io, in
prima fila,
a lanciare
l’attacco
contro la
canaglia
romana,
contro il
centralismo.
Perché noi
non
accettiamo
più di
vivere sotto
il tallone
del
centralismo.
Amici sì, ma
liberi:
ognuno con
la sua
piccola
libertà,
ognuno con i
suoi
diritti. Non
riuscirete a
far cadere i
nostri
sindaci, o
peggio
ancora a
processarli
e
incarcerarli.
Dovrete
processare
l’intero
popolo
padano, e
allora sarà
dura per
voi, sarà
dura caro
Prodi.
Ma sono cose
già avvenute
nel passato,
fratelli
sindaci: non
dovete
temere nulla
da parte
vostra. Io
non ho il
minimo
dubbio che
vinceranno
il popolo e
i sindaci,
gli altri
verranno
sconfitti.
Avranno
paura: già
ce l’hanno
adesso.
Avete visto
che a
Bergamo
hanno fatto
subito
retromarcia?
Hanno paura
quando
vedono il
popolo,
quando
sentono che
il popolo è
dietro ai
sindaci:
fanno
immediatamente
dietromarcia.
Non dovete
temere, cari
sindaci: noi
staremo con
voi, il
popolo è con
voi, vi
segue e vi
sostiene.
Padania
libera! È lì
che dobbiamo
arrivare,
altrimenti
non ci
mollano, non
ci danno un
briciolo.
Macché
federalismo:
non vogliono
darci
niente,
vogliono
tenerci
schiavi come
sempre. Ma
si avvicina
il tempo in
cui noi
saremo
chiamati ad
agire per la
nostra
libertà.
Ognuno di
noi sarà
chiamato a
dare
battaglia, a
partecipare
alla lotta
di
liberazione
che si rende
necessaria
davanti alla
follia di un
governo che
vuole, dal
di fuori,
abbattere i
sindaci e
imporre la
sua volontà,
dimenticando
che i
sindaci sono
l’anello
della
democrazia
più vicino
ai
cittadini.
Altro che
storie, caro
Prodi: devi
smetterla
con questo
governo, che
ne ha
combinate e
continua a
combinarle
di tutti i
colori. Una
vergogna per
un Paese
democratico:
chi non è
d’accordo
con il
governo
Prodi viene
defenestrato.
Poco tempo
fa il
generale
della
Guardia di
Finanza è
stato
cacciato,
adesso anche
la
magistratura
- e non sono
certo io a
voler
esaltare la
magistratura
- ha dovuto
dire: questo
è stato
messo fuori
ma avrebbe
avuto il
diritto di
restare.
Quindi un
governo
illegittimo
che commette
ogni giorno
illegittimità.
Questo non
va bene,
caro Prodi.
E sta’
tranquillo,
noi non
abbiamo
paura, il
Paese non ha
paura di te
e del tuo
governo. Il
Paese è
pronto a
intervenire
se le cose
dovessero
andare
avanti in
questo modo.
Se poi ti
metti in
testa di
cancellare i
sindaci
eletti
democraticamente
dal popolo,
imbocchi una
strada
sbagliata,
perché
vinceranno
il popolo e
i sindaci,
non
vinceranno i
tuoi
prefetti.
Milano è una
delle grandi
capitali
padane, con
Torino e con
Venezia. Se
le grandi
capitali
padane si
uniscono
ottengono
quello che
vogliono.
Fanno
tremare
tutti quelli
che si
credono
padroni del
mondo perché
stanno nei
palazzi di
Roma. Non ce
la farai,
Prodi:
lascia stare
i sindaci.
Meglio per
te lasciar
perdere la
scelta
sbagliata di
far decadere
i sindaci
eletti
regolarmente
e
democraticamente.
Anche allora
era l’antica
Lega dei
comuni, così
come adesso
lungo le
strade che
abbiamo
percorso con
i cortei
camminava
con noi
Carlo
Cattaneo,
l’uomo che
sostenne per
tutti il
federalismo,
che ricordò
l’antica
Lega dei
Cantoni
svizzeri: un
popolo che è
stato sempre
nostro
amico, che
parla la
nostra
lingua,
parla i
nostri
dialetti. Un
popolo che
vide sempre
in Milano la
sua capitale
storica. Sto
vedendo un
cartello:
“Milano
capitale,
Roma
succursale”.
Simpatico,
oltre che
stimolante.
Però
l’errore fu
quello di
cominciare a
pensare che
chi lavora
deve
produrre e
pagare ma
non deve
contare
niente, come
è capitato a
noi, come è
capitato a
Milano.
Milano
lavora,
paga,
mantiene, ma
non conta
niente ed è
sotto il
tallone del
centralismo.
A questo,
caro Prodi,
diciamo no.
E ricordati
che il
Consiglio
regionale
della
Lombardia ti
ha inviato
una legge
per il
federalismo,
e noi, la
Lombardia,
la Padania,
aspettiamo
una
risposta.
Inutile che
tu faccia
finta di
niente, hai
il dovere di
rispondere.
Oppure da
noi vuoi
solo i soldi
e tutto il
resto non
esiste? Per
te, noi non
abbiamo
alcun
diritto,
siamo
costretti a
stare sotto
il tallone
del
centralismo.
Prodi,
cambia il “cò”...
A Milano
dicono il “coo”,
ma io dico
“cò” per
paura che tu
ti sbagli...
Grazie
fratelli,
che siete
venuti qui
al freddo:
io ho perso
addirittura
la voce.
Grazie a voi
sindaci per
essere
venuti qui a
Milano, la
città di
Carlo
Cattaneo,
dove si
cominciò a
parlare di
federalismo,
di libertà
dei popoli.
Ricordate
che non
siete soli,
guardate
quanta gente
è venuta.
Molti
milanesi
hanno capito
e sono con
voi, anche
se ho visto
in giro
degli alpini
col
tricolore:
giusto per
confondere
le idee e
far dire che
non tutto il
Nord è con
voi. D’altra
parte è
difficile
riconquistare
la libertà
perduta:
occorre
avere
pazienza e
determinazione.
Noi, amici e
fratelli,
abbiamo sia
la pazienza
sia la
forza, la
determinazione.
Sappiamo che
in questa
piazza
torneremo
quando la
Padania sarà
fatta,
libera. I
popoli
lombardo,
veneto,
piemontese
saranno
liberi a
casa loro.
Buone feste
e buon
Natale: ho
mandato a
tutti una
cartolina
con il
presepe in
una capanna
del lago di
Varese, che
una volta
era un
insediamento
celtico.
L’ho fatta
fare da un
artista e
l’ho fatta
distribuire
in decine di
migliaia di
copie, visto
che c’è
anche chi le
colleziona.
Un abbraccio
a voi, ai
vostri
figli, alle
vostre
famiglie:
quando
andate a
casa
ricordatevi
che Bossi ha
più o meno i
vostri
stessi
problemi. I
figli, la
famiglia...
che peraltro
sono lì
davanti:
qualche
figlio, mia
moglie,
povera
Manuela...
Buon Natale,
fratelli!
[Data
pubblicazione:
17/12/2007]
|